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ISSN 2532-8913

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Competere oggi nel mercato dell’efficienza energetica (di Giovanni Bartucci)

Definire “mercato” il business dell’efficienza energetica è come chiamare teorema ciò che in realtà è solo un corollario. Di fatto, il vero teorema è rappresentato dall’innovazione e dalla sua continua evoluzione tecnologica che portano inevitabilmente con sé quell’efficientamento energetico che oggi rende le tecnologie migliori.

Migliori per risparmio, migliori per qualità, migliori per risultati.

 Per fare un esempio, anni fa le auto consumavano molto più di quelle attuali, gli elettrodomestici a volte il doppio o anche il triplo rispetto a quelli di ultima generazione. L’avanzamento tecnologico in questo settore è stato talmente tumultuoso che oggi si è resa necessaria la revisione delle scale di efficienza, per intenderci quelle scale che partono dalla lettere G e salgono fino alla A per testimoniare l’aumento di efficienza e risparmio energetico; in alcuni casi, molte scale hanno dovuto aggiungere il segno + alla A fino ad A+++.

L’efficienza energetica quindi è figlia dell’innovazione tecnologica, non la sua creatrice. Diventa creatrice solo in quei casi in cui si è imposto per norma l’obbligo di fare efficienza, casi come i motori elettrici che di fatto non sono più vendibili se non con determinate e garantite condizioni di efficienza.

Il “non” mercato dell’efficienza energetica è un luogo abitato da chi vende tecnologie più efficienti o anche solo ri-progettate rispetto alle versioni più obsolete, da chi fornisce studi e progettazioni su sistemi innovativi e quindi più efficienti oppure ancora da chi fornisce consulenze per risparmiare energia attraverso sistemi più consapevoli, che permettono quindi di ridurre gli sprechi. E anche da chi aiuta nella gestione degli incentivi previsti da normative nazionali (e non) per realizzare interventi di efficientamento energetico. Anche questo è efficientamento.

Il “non” mercato dell’efficienza energetica è così un luogo abitato da chi sostiene di occuparsi di efficienza, a buon diritto o meno, direttamente o indirettamente, con risultati buoni o meno buoni, misurati, stimati o anche solo raccontati. Questo spazio è di fatto condiviso tra produttori e venditori di tecnologie; progettisti e impiantisti; realizzatori di sistemi hardware e software di misura e monitoraggio; fornitori di servizi di consulenza ed anche utilities che forniscono commodities come power e gas ed altri combustibili. Tutti comodamente seduti sotto l’ombrello della denominazione Energy Service Company (EsCo).

Ad oggi, appurare chi abbia diritto o meno di chiamarsi ESCo o definire le condizioni necessarie per essere o non essere una ESCo non è fondamentale per comprendere lo stato in cui versa l’efficienza energetica e dove andrà in futuro. Non si tratta di argomenti che chiariscono chi rimarrà sul mercato e chi no.

Ritengo che per capire quanto valore circola attorno all’efficienza energetica e chi ne godrà di più in futuro sia più interessante cominciare a distinguere chi crea valore da chi invece questo valore lo sposta solamente da una parte all’altra, per non parlare di chi addirittura lo porta via dal mercato stesso, di fatto impoverendolo.

Partiamo dal presupposto che l’efficienza energetica come disciplina a se stante, con una sua dignità tecnica compiuta e accurata, è ancora ben lontana dall’essere riconosciuta. Per fare efficienza non basta un commerciale di motori elettrici di ultima generazione o un progettista di cogenerazione. Fare efficienza è quasi una filosofia e per declinarla in una disciplina scientifica con una valenza economica serve un ventaglio di competenze e di esperienze talmente vasto che difficilmente può essere coperto da un singolo professionista.

Sicuramente la ricerca svolta dai produttori di tecnologia è importante, ma da sola non basta per creare lo stimolo necessario a investire sempre di più in efficienza. Altrettanto importante è la presenza di un sistema incentivante coerente e funzionante, e quindi in grado di sostenere efficacemente gli interventi volti a creare efficienza, ma anche questo abbiamo visto che da solo non è sufficiente a sostenere gli investimenti sani in efficienza energetica.

Per creare valore nel “non” mercato dell’efficienza energetica bisogna innanzitutto investire molto impegno e risorse nell’acquisizione dell’esperienza e delle competenze necessarie per poi utilizzare questo patrimonio per formulare una proposizione sul mercato che sia articolata e completa, con lo scopo di creare un vantaggio di efficienza oggettivo per il cliente finale, in tutti i suoi consumi energetici.

In primis sono fermamente convinto che sia essenziale una presa di coscienza da parte di tutte le società di consulenza e di progettazione che hanno l’ambizione di essere EsCo mature della necessità di investire di più per consolidare un know-how molto complesso che è quello che riesce a generare progetti credibili, sostenibili, articolati ed efficaci dal punto di vista energetico ed economico. Non bastano un accordo col produttore di una tecnologia e una rete commerciale per poter dire di fare efficienza energetica. Bisogna avere la conoscenza di un’ampia scelta di soluzioni e tecnologie che, applicate in maniera ingegneristicamente coerente, possano minimizzare i consumi energetici di un complesso produttivo.

In secondo luogo è necessario avere anche le competenze, l’esperienza legale e finanziaria per riuscire a rendere sostenibile il progetto che si propone.

La strada è forse ancora lunga, ma a mio modo di vedere è ben segnata ed è anche l’unica.

Per raccogliere risultati nell’efficienza energetica bisogna seminare e investire in un modello credibile e sostenibile, che scardini i modelli tradizionali in cui i ritorni sono costituiti da commissioni commerciali che di fatto spostano valore senza crearlo. Bisogna investire in competenze che permettano di realizzare progetti in modalità EPC (Energy Performance Contracting) che portano a mancati costi (le tanto desiderate efficienze), che generano quelle risorse alle quali a buon diritto attingeranno le EsCo, i fornitori di tecnologia, i finanziatori e ovviamente gli utilizzatori finali.

Servono investimenti, know-how, capacità e competenze tecniche, non solo commerciali. Serve una nuova visione che sviluppi il ruolo della diffusione delle nuove tecnologie dal mero modello di fornitura di beni a quello di fornitura di servizi.

In una sola frase, serve Energy Efficiency Delivered as a Service.

La differenza con la vendita della tecnologia?

La garanzia implicita della performance. Non garanzie fidejussorie. Non garanzie contrattuali. La garanzia che se il risparmio è zero la fattura è zero. La partecipazione ai rischi del progetto da parte della EsCo e la condivisione con il cliente dei rischi stessi e dei relativi ritorni.

Fantascienza? Fantaeconomia? Fantabusiness? Moda? Fashion? Tendenza? Niente di tutto ciò. Rivoluzione culturale.

(25 ottobre 2017)

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Scuole di eccellenza in Francia (di Frédéric Puigserver)

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Economia, etica e onestà... intellettuale (di Paolo Zanotto)

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La tesi che si è cercato di argomentare in un volume pubblicato qualche anno fa è che il sistema economico-sociale che ha caratterizzato il mondo occidentale moderno garantendo secoli di benessere e crescita economica si è gradualmente snaturato, smarrendo la propria “anima”, cosicché il suo corpo appare ormai sfibrato e ammalato.

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“Se non si può misurare qualcosa, non si può migliorare”
(Lord Kelvin)

Come recita l’economia classica, in realtà ampiamente contraddetta dai teorici dell‘economia comportamentale con cui è stato di recente vinto un Nobel (Richard Thaler), in un mercato libero perfettamente concorrenziale e senza asimmetrie informative, il consumatore è in grado di poter scegliere il proprio fornitore attraverso la comparazione dei prezzi e della qualità dei beni (o dei servizi) che si accinge a comprare per soddisfare le proprie necessità. In questo mondo perfetto è la concorrenza che induce gli attori del mercato ad un continuo miglioramento delle proprie performance, soprattutto per generare quel profitto che è alla base della propria ragion di essere accanto all’accettabilità sociale e sempre più spesso ambientale che inizia a contraddistinguere alcune realtà più avanzate.

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