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ISSN 2532-8913

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Il coraggio del merito oltre la ricetta dell’ottimo paretiano: la giustizia dell’equivalenza

di Tommaso Paparo

Una regolazione di cambiamento per l’acqua, il gas e l’energia per anticipare risposte, ponderate e di merito, alle istanze di modernità, anche nella regolazione indipendente dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (AEEGSI) che governa la gestione dei servizi pubblici essenziali a rete: questa, in sintesi, la sfida a cui è chiamata, con coraggio, anche l’AEEGSI nell’assolvere le proprie funzioni, a legislazione primaria invariata, intercettando quelle inequivocabili richieste provenienti da una costituzione sostanziale che anticipa vorticosamente i tempi del decidere, ormai anche nella regolazione di tali servizi.

Produzione e consumi decrescono; ascensore sociale in stallo (se non in discesa), percezioni di disuguaglianze e di diseconomie ingiuste in salita. A fronte di una tale situazione, salgono pertanto le aspettative di uguaglianza, in attuazione del principio fondamentale di cui all’art. 3 della Costituzione. Il difficile equilibrio è riuscire, oggi, ad individuare soluzioni di cambiamento nonostante mezzi, anche economici, invariati, se non addirittura ridotti.

Non è qui la sede per ripercorrere le tappe fondamentali della scienza delle finanze che sorreggono alcune decisioni (macro) economiche ed il ruolo svolto, in passato, dal concetto dell’efficienza paretiana (elaborato dall'economista  Vilfredo Pareto), su cui spesso la regolazione di certi settori si è innegabilmente ispirata o fondata.

Certamente, sono però maturi i tempi per rivedere alcuni canoni decisionali - che costituiscono anche driver strategici per il sostengo all’economica e all’occupazione -  di merito tecnico. Ciò vale anche per l’AEEGSI, affinchè, in futuro, lo scambio tra i protagonisti della regolazione (regolatore e regolati) possa avvenire sempre a condizione che nessuno dei due risulti danneggiato dallo scambio e che entrambi risultino, per quanto realisticamente possibile, avvantaggiati: dal trade-off (situazione che implica una scelta tra due o più possibilità, in cui la perdita di opportunità di una costituisce un ragionevole scambio in favore dell’aumento di valore in un'altra) al win-win (in cui ciascuno dei soggetti coinvolti soddisfa i propri interessi raggiungendo gli obiettivi prefissati, o equivalenti per uguaglianza).

E’ il tempo di una revisione interna del metodo sul merito delle decisioni regolatorie, essendo rimasto invariato (anche per primarie ragioni costituzionali) il limite giurisdizionale di sindacabilità delle scelte operate dalle Autorità indipendenti (è principio consolidato ed accolto che, in tali ambiti, “…l’esercizio della discrezionalità tecnica sia verificabile nel giudizio di legittimità, sotto i profili della coerente applicazione delle regole tecniche, rilevanti per il settore, nonché della corrispondenza degli atti emessi ai dati concreti, in modo logico e non arbitrario; sia l’apprezzamento dei fatti che i profili tecnici, sottostanti al provvedimento, sono quindi censurabili, quando risulti superato il margine oggettivo di opinabilità delle scelte” – cfr., CdS, 6^, sent. n. 2888/2015). In altri termini, non possiamo sempre aspettare che sia il giudice amministrativo a dire l’ultima parola sulle più rilevanti e delicate questioni economiche aperte nel nostro Paese. 

Superare, con revisione interna, il margine (apparente) di opinabilità delle scelte, per introdurre risposte oggettive, anche per equivalenza, ad istanze soggettive (del mercato, degli operatori economici, degli utenti) è, dunque, la nuova scommessa di merito che, ragionevolmente, ci attendiamo da tutte le istituzioni: non ultima anche l’AEEGSI, in considerazione del ruolo strategico, e sociale, che acqua, gas ed energia giocano nello sviluppo economico di una nazione. In tempi di crisi, infatti, la pretesa di certezza che le imprese e i cittadini rivolgono verso il pubblico potere diviene ancora più forte; si tratta di una sfida che le istituzioni debbono raccogliere e cercare in ogni modo di vincere. E’, del resto, questa una sfida possibile, essendo maturo il tempo di anticipare e di andare oltre le ricette del passato, per elaborare e costruire, insieme, tecniche di gioco alternative ed equivalenti, non già radicali, di ricomposizione e sintesi degli interessi per uguaglianza (il principio di uguaglianza deve essere il vettore) di tutti gli attori, compresa la stessa Autorità. Cambiarsi da sé è sempre l’opzione più viva ed attuale che segna la capacità di camminare di pari passo con il cambiamento generato dal merito (e con le ragioni di merito del cambiamento).  Se, come detto, il quadro economico generale non lascia intravedere segnali di crescita “rampante”, è gioco forza riallocare le risorse in termini di uguaglianza per dare una percezione generale di miglioramento del benessere collettivo; è necessario che di ciò tengano conto tutti gli attori istituzionali. Certezza per i mercati e uguaglianza sostanziale dovrebbero, in questa difficile fase, costituire i principi-guida dell’azione futura. Anche questo è merito. 

(23 giugno 2016)

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Meriti “del” e “nel” mercato: meriti individuali - di singoli e imprese - e capacità del mercato di far emergere tali meriti. Di questo, e di molto altro (merito nella pubblica amministrazione e buone pratiche della regolazione), si parlò nel I convegno della nostra Rivista dal titolo “Merito e Crescita” (Università Luiss Guido Carli, 9 giugno 2016). A distanza di più di un anno da quella occasione congressuale abbiamo pensato di proseguire il dialogo avviato allora con Roberto Chieppa, Segretario Generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e Presidente di Sezione del Consiglio di Stato. Un dialogo sulle recenti tendenze nel diritto antitrust a livello italiano ed europeo.

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Scuole di eccellenza in Francia (di Frédéric Puigserver)

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Mi pare importante evidenziare fin da subito come il programma di questo convegno menzioni – in francese – il termine "élite". La Francia è, infatti, senza dubbio un riferimento per discutere di questo tema.

Sono molto lieto di partecipare a questa discussione, personalmente ed anche come rappresentante di ciò che viene prodotto dal sistema francese di selezione delle “élite” amministrative, in quanto mi sono laureato in una grande école francese – cioè un tipo di università selettiva che abbiamo in Francia – come ingegnere, poi ho frequentato la Scuola Nazionale di Amministrazione (ENA) e attualmente sono membro del Consiglio di Stato. Inoltre, ho avuto alcune responsabilità presso l'Istituto di Studi Politici di Parigi – che chiamiamo “Sciences Po”, che è anche una grande école francese e che ha significativamente contribuito al dibattito che ci riunisce oggi, come spigherò più tardi.

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Economia, etica e onestà... intellettuale (di Paolo Zanotto)

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La tesi che si è cercato di argomentare in un volume pubblicato qualche anno fa è che il sistema economico-sociale che ha caratterizzato il mondo occidentale moderno garantendo secoli di benessere e crescita economica si è gradualmente snaturato, smarrendo la propria “anima”, cosicché il suo corpo appare ormai sfibrato e ammalato.

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“Se non si può misurare qualcosa, non si può migliorare”
(Lord Kelvin)

Come recita l’economia classica, in realtà ampiamente contraddetta dai teorici dell‘economia comportamentale con cui è stato di recente vinto un Nobel (Richard Thaler), in un mercato libero perfettamente concorrenziale e senza asimmetrie informative, il consumatore è in grado di poter scegliere il proprio fornitore attraverso la comparazione dei prezzi e della qualità dei beni (o dei servizi) che si accinge a comprare per soddisfare le proprie necessità. In questo mondo perfetto è la concorrenza che induce gli attori del mercato ad un continuo miglioramento delle proprie performance, soprattutto per generare quel profitto che è alla base della propria ragion di essere accanto all’accettabilità sociale e sempre più spesso ambientale che inizia a contraddistinguere alcune realtà più avanzate.

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Qual è la strategia politica sottesa, in questa scelta? Quella di uno Stato sempre più esteso nella sua influenza nell’economia, spacciata per lo più come stimolo alla “crescita”, ma che nel contempo si permette di restare inefficace nei settori che invece sicuramente gli attengono, e la cui deficienza altrettanto sicuramente ha effetti negativi sulla crescita, in primis istruzione, giustizia e garanzia di legalità, burocrazia.

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