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Intervista a Rocco Colicchio. Riforme, regolazione, futuro. 
 
 
In una fase di cambiamenti epocali e di riforme - realizzate, temute, annunciate - “Il Merito. Pratica per lo sviluppo” ha voluto ascoltare l’esperta voce di Rocco Colicchio, oggi componente del Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico. Magistrato e Presidente di Sezione della Corte dei Conti, Colicchio può vantare una lunga esperienza istituzionale che lo ha visto rivestire ruoli nevralgici all’interno della macchina dello Stato, da responsabile del controllo di legittimità sugli atti dei Ministeri istituzionali (Presidenza del Consiglio dei Ministri), a Capo di gabinetto presso il Ministero dell'Industria, commercio e artigianato. 
1)Presidente Colicchio, viviamo in un’epoca di riforme: dalla riforma costituzionale, di cui un po’ tutti in questi giorni parlano fino – per rimanere in un settore a Lei caro – alla recente riforma del processo contabile…
In effetti, veramente, dopo un lungo periodo di attesa e di silenzio, scandito da “numerose leggi cosiddette teste di capitolo” non sempre tra loro coerenti o quantomeno coordinate, stiamo vivendo oggi una stagione proficua di riforme a volte ambiziose e di grande spessore. Mi riferisco all’attesissima madre di tutte le riforme costituita dalle modifiche apportate alla nostra Carta Costituzionale, soprattutto in materia di superamento del bicameralismo, e al conseguente contenimento dei costi della politica, e alla rivisitazione riequilibratrice del titolo V. Ma se la revisione costituzionale rimane sullo sfondo, ancora esposta all’esito referendario, numerose altre riforme sono state ormai varate o sono in itinere. Stiamo quasi assistendo all’inizio di una nuova “età della codificazione” di diritto pubblico: penso al Codice del Processo Amministrativo, al recente Codice dei Contratti Pubblici e all’ultimo codice, in ordine di tempo, quello della Giustizia Contabile, adottato con Decreto legislativo n. 174 del 26 agosto 2016. In questo codice i criteri direttivi di ordine generale hanno orientato il legislatore ad adeguare le norme contabili vigenti alla giurisprudenza della Corte Costituzionale e delle giurisdizioni superiori e a coordinare le medesime anche con le norme del Diritto processuale civile, in quanto espressioni di principi generali.
Quindi nel Codice della giustizia contabile vengono chiaramente enucleate e declinati i principi di effettività e concentrazione procedimentale e soprattutto quelli del giusto processo previsti dall’art. 111 della Costituzione.
Non si può non rilevare che il paradigma di tali principi tende a collocare il giudizio contabile nella doverosa cornice europea tradizionalmente tesa alla concentrazione delle procedure ed alla effettività delle tutele assicurate. Certamente una codificazione richiede un periodo adeguato dedicato alla ricognizione delle norme e della giurisprudenza, un periodo di ricostruzione dei nuovi istituti introdotti e di armonizzazione dei medesimi con quelli già esistenti e certificati, ciò al fine di addivenire ad una riorganizzazione sistematica ed univoca dell’ordinamento contabile.
Questo, ritengo, richieda un periodo congruo per una verifica di impatto delle norme codicistiche “sul campo” in ragione della innovatività degli Istituti introdotti.
2)E la riforma del sistema delle autorità indipendenti di cui da tempo si discute, quale logica dovrebbe seguire?  
Sarebbe necessario, a mio giudizio, una rivisitazione dei principi generali e ricostruire la fine struttura di tali istituzioni ricorrendo alle direttive europee che ne hanno delineato i profili, le competenze e le prerogative. È fondamentale cioè, che esse mutuino la loro indipendenza dall’ordinamento europeo oltre che dal diritto interno e che siano quindi rese impermeabili al pendolo oscillante dei governi e dei parlamenti che, da una parte ne dettano le norme istitutive, ma poi successivamente iniziano una erosione lenta ma progressiva delle competenze attribuite schermando così con qualche incrinatura il DNA di tutte le Autorità: l’indipendenza. De iure condendo, sarebbe auspicabile intestare il coordinamento delle “Autorità” al Presidente della Repubblica come garante della loro indipendenza e referente ultimo delle dinamiche ad esse relative.
3)Bilanci e prospettive: il “bello” di vivere una esperienza da commissario dell’Autorità per l’energia? 
La mia nomina a Commissario dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico ha rappresentato il coronamento di una lungo carriera al servizio dello Stato iniziata nel lontano 1967 presso l’allora Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. È il raggiungimento di un traguardo voluto e cercato fin da quando, come Capo di Gabinetto del Ministero dell’Industria, ho contribuito alle prime stesure del testo legislativo che doveva istituire questa Autorità. La mia esperienza lentamente sta avviandosi al termine finale. Ho vissuto comunque una stagione esaltante, di crescita e di formazione: come giurista ho dovuto confrontarmi con materie nuove e per me desuete, ma sono cresciuto a poco a poco con fatica ed impegno, attingendo forza ed esperienza dal mio amato diritto che racchiude in sé “le categorie ordinanti della realtà”.
4) … e adesso le prospettive: lo schema di testo unico sui servizi pubblici locali attribuisce all’Autorità per l’energia funzioni di regolazione e controllo in materia di rifiuti. Una ulteriore competenza che si aggiunge a quelle, già significative, nel settore idrico e in quelli energetici.  
Indipendentemente da alcune vicende istituzionali ,intervenute quasi a ridosso della pubblicazione del TUSPL, e che è auspicio di tutti si ritiene che possano rapidamente essere superati. Una grande sfida pone l’Autorità al centro di un sistema di regolazione multilivello, in cui sempre più importante è il dialettico rapporto con gli enti d’ambito. Il settore idrico e la nuova competenza sui rifiuti urbani, hanno indotto una evoluzione, quasi un cambiamento climatico nella prospettiva dell’Autorità: dalla regolazione di grandi servizi nazionali, come l’energia, ora siamo chiamati a confrontarci con la regolazione di servizi pubblici locali. Ritengo che anche in questi nuovi ambiti l’esperienza maturata in anni di regolazione dei settori energetici, la nostra “capacità di ascolto” – testimoniata dalla istituzione di un Osservatorio della regolazione -  costituiscano solide fondamenta sulle quali edificare la regolazione, anche nel settore dei rifiuti e ancorare con maggiore stabilità, grazie alla competenza diffusa, la nostra presenza sui “territori”.
5)La regolazione indipendente può costituire un presupposto per la tanto agognata crescita economica?   
Si, nella misura in cui la regolazione produce certezza per i mercati e un contesto di regole stabili ed affidabili. E’ la certezza il concetto-chiave, da declinare in tanti modi: certezza dei tempi, certezza che deriva da regole chiare e di qualità. Il compito forse più difficile per ogni Regolatore è proprio quello di conciliare flessibilità delle regole e stabilità degli assetti regolatori. Adattarsi alla continua evoluzione tecnologica ed economica, ma frenando gli “ardori regolatori”: il rischio-entropia è sempre dietro l’angolo.       
6)Più in generale, quali sono le condizioni di contesto - strutturali - che nel sistema Italia possono favorire i meriti dei singoli e delle imprese: una burocrazia meno invasiva, una giustizia più rapida, certezza delle regole, un sistema fiscale più semplice?
Tutte queste cose assieme. A ben vedere, si tratta di facce di una stessa, ampia, medaglia. Sono leve da azionare tutte assieme. E’ un lavoro titanico, ne sono consapevole, ma credo che alla fine non vi siano altre vie d’uscita. La velocità del mondo in cui viviamo, dove assistiamo ad aperture improvvise e a repentine archiviazioni,  porterà alla fine a vincere anche le più forti ed ostinate resistenze.  
Più in generale, fa male vedere che tanti giovani sono costretti ad andare all’estero per cercare fortuna: un fenomeno ormai di portata strutturale, che ha raggiunto, lo scorso anno, le 100.000 unità. E fa ancora più male – a me uomo del Sud – vedere l’esodo dei giovani dal Sud d’Italia; mi preoccupa soprattutto il forte calo di immatricolazioni nelle università del Meridione: ci aspetta sicuramente un periodo aspro e difficoltoso per far sì che le nostre azioni e il nostro impegno possano ricondurre i giovani sulla “via del ritorno”. Sarà una fatica di Sisifo, ma alla fine, almeno spero, il masso rimarrà fermo sulla cima!   
 
(03/12/2016)

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