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ISSN 2532-8913

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Innovazione nelle PMI: tutto e subito è possibile?

La lezione imparata da un caso studio

di Francesco Fatone e Fabiana Fantinel

Secondo il barometro dell’innovazione in Europa (“INNOBAROMETER 2015 - THE INNOVATION TRENDS AT EU ENTERPRISES” [1]) circa il 72% delle aziende, dal 2012, ha introdotto innovazioni nella propria struttura, sperimentando sostanziali incrementi di business e profitti.

In questo quadro, le Piccole e Medie Imprese (PMI) sono le principali destinatarie delle politiche di supporto all’innovazione sviluppate dalla Commissione Europea, avendo dimostrato, sì, forti capacità e potenzialità, ma anche incontrato maggiori difficoltà nella commercializzazione di prodotti e servizi innovativi [2].

In tale contesto Horizon2020 [3] costituisce uno dei principali strumenti con cui la Commissione Europea promuove fattivamente l’innovazione e, dunque, la crescita e lo sviluppo sostenibile. Horizon2020 è il più grosso programma per Ricerca ed Innovazione finanziato dalla Comunità Europea, con circa € 80 miliardi di budget in 7 anni (dal 2014 al 2020), in aggiunta agli investimenti privati associati al programma, ed ha un obiettivo principe di rendere possibile il successo commerciale di innovazioni magari ferme allo stadio di laboratorio. Nonostante molti casi di successo, il potenziale di questi strumenti non è sempre percepito e, quindi, utilizzato come dovrebbe, ovvero come strategica leva di sviluppo del business aziendale. Lo scenario è ancora più complesso nel contesto dell’economia circolare [4], laddove prodotti e sistemi innovativi sono la chiave del successo di sfidanti politiche economiche.

Chi scrive segue quotidianamente le proposte e le azioni innovative messe in campo col programma Horizon2020. Ciò consente di interagire con le PMI e di discutere, quindi, con loro di prospettive di mercato con orizzonti temporali non immediati, magari di 5-10 anni. In queste interlocuzioni emerge, da parte delle PMI, una certa diffidenza nei confronti degli obbiettivi di innovazione a più alto livello, ed i fondi Europei vengono visti, opportunisticamente, come puro e semplice finanziamento per coprire costi “ordinari”, ad esempio per l’acquisto di nuovi macchinari o per il personale. In sostanza, il valore strategico dei progetti Europei non viene spesso percepito e, di conseguenza, non viene adeguatamente sfruttato l’accesso a strumenti di innovazione sia tecnologica che di business, riducendo in questo modo, sia il potenziale di crescita per le PMI, che il ritorno per l’investitore pubblico.

Alla affannosa ricerca di risposte sul perché sia tanto difficile coniugare il “Merito” di imprese dinamiche, che vogliano veramente crescere, con una “Pratica per lo sviluppo” comunitaria, sono andato a trovare s Fabiana Fantinel, dottore di ricerca in chimica all’Università di Padova, MBA alla Manchester University, diversi anni di esperienza in R&S&I e grosse aziende multinazionali, ed oggi managing partner presso InnoEXC in Svizzera.

Dai miei interrogativi e dalla sua esperienza pratica è nato questo dialogo.

Dott. ssa Fantinel, da dove deriva, a suo avviso, la diffidenza delle PMI verso strumenti di innovazione nel contesto di progetti finanziati in ambito europeo, tipo Horizon2020?

La diffidenza deriva probabilmente dall’intersezione tra settore privato e settore pubblico che in questi progetti lavorano fianco a fianco, con la conseguente percezione di perdita di controllo da parte delle PMI che invece sono abituate ad un processo decisionale completamente interno e snello. Inoltre il settore pubblico viene percepito come distante per visione e per obbiettivi, in particolare riguardo all’orientamento rispetto a competitività e profittabilità aziendale.

Perchè Horizon2020 spesso non viene visto come importante opportunità di crescita per le PMI?

Le PMI sono spesso sotto pressione per migliorare i propri margini, quindi l’orizzonte temporale accettabile di ritorno per gli investimenti è tendenzialmente molto breve, e per lo più con basso rischio. Muoversi in un ambito più ampio espone le PMI a incognite legate al contesto e ciò determina una chiusura nei confronti delle opportunità di crescita fornite dalla partecipazione a progetti di innovazione, che vengono visti come mezzi di finanziamento immediato o a breve-medio termine.

Qual´è la possibile soluzione?

La possibile soluzione passa dalla conciliazione tra visione “privata” della PMI e una visione più ampia del contesto Europeo. In altre parole, le PMI dovrebbero riconoscersi in obbiettivi a più alto livello e riuscire ad identificare chiaramente il proprio vantaggio competitivo nel contesto Europeo. Molto spesso invece le PMI hanno una conoscenza limitata del più ampio contesto in cui si muovono. Questo gap deve essere assolutamente colmato, se si vuole che gli investimenti pubblici in innovazione strategica siano realmente tali e non si trasformino in co-finanziamenti a fondo perduto, erogati alle PMI per abbattere costi interni.

Come si può attuare questo concetto?

Non c’è una sola strada ed è difficile generalizzare. Sicuramente si potrebbe innanzitutto migliorare la partecipazione delle PMI ed il loro livello di conoscenza: mediante workshops e seminari mirati, che illustrino casi di successo, con margini di profitto realizzati in 5-10 anni dal termine del progetto. Un’altra possibile strada è la creazione di punti intermedi rappresentati da coaches e incubatori, ovvero professionisti ed aziende che guidino le PMI nell’identificazione dei programmi di finanziamento più convenienti. Questi nodi intermedi dovrebbero anche effettuare un pre-screening dei partecipanti ai bandi di finanziamento pubblico e, più in generale, evitare l’allocazione di finanziamenti pubblici con finalità puramente opportunistica. In questa prospettiva una rete intermedia, pur essendo un costo aggiuntivo, può davvero garantire una maggiore focalizzazione dell’investimento pubblico sull´innovazione. Ovviamente, per funzionare la rete intermedia dovrebbe essere selezionata con criteri rigorosissimi e con procedure iper-trasparenti.

Quali sono i rischi?

Il rischio maggiore è quello di rendere più complesso il meccanismo per la partecipazione di PMI a programmi di innovazione finanziati e, allo stesso tempo, di non riuscire a sostenere il sistema a livello nazionale, per mancanza di risorse qualificate e di competenze specifiche. Quindi la realizzazione di un grado maggiore di interazione, per garantire una crescita strategica prima di tutto interna alle PMI, è sicuramente una grande sfida che va affrontata tenendo conto di caratteristiche socio-economiche particolari e locali. Spesso l’Europa considera tutte le PMI allo stesso modo, senza considerare le sostanziali differenze locali che tanto influenzano il modello di business, anche a parità di taglia e contesto di mercato.

Come si puó facilitare il cambiamento?

Dando maggiore visibilità agli esempi di successo, dove per successo si intende business e posti di lavori creati dopo la fine del progetto, non abbattimento dei costi interni grazie a fondi europei.

REFERENZE

[1] https://ec.europa.eu/growth/industry/innovation/facts-figures/innobarometer_en

[2] http://ec.europa.eu/growth/industry/innovation_en

[3] http://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/

[4] https://www.ellenmacarthurfoundation.org/circular-economy

 

29 settembre 2016

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