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ISSN 2532-8913

Un augurio energetico (di Andrea Rosazza)

Un augurio energetico

(di Andrea Rosazza)

Una volta non era così. Ormai invece non passa un giorno senza che  i mezzi di informazione  riportino qualche notizia  direttamente o indirettamente  legata al tema dell’energia. Nonostante l’abbondanza di informazioni, cerco qualcosa nei media che ancora non riesco a trovare.

Le notizie si susseguono senza discrimine: viene identificato un grande problema, di portata mondiale, come quello dell’energia nucleare o dell'estrazione dei combustibili fossili. L’uomo comune ascolta, ma intuisce di non poter intervenire, perché ciò compete alla politica, alle nazioni e a chi dispone di grande potenza economica.

Accanto a questa realtà, i media rappresentano spesso  una soluzione di carattere più domestico, dando  l’impressione, all’uomo comune, di avere la situazione tutto sommato sotto controllo, di poter essere parte attiva nella soluzione del problema: è la “casa energeticamente autonoma a pannelli solari”. Sembra che realizzarla sia così facile e a portata di mano che sorge spontaneo domandarsi come mai esista il problema dell’energia se gli “edifici energeticamente intelligenti” sono già possibili oggi e sono costruibili facilmente, con un po’ di buona volontà.

L’effetto dell’appiattimento della notizia è  di indurre l’ascoltatore o il lettore a contrapporre  scenari paradisiaci di “eco-mondi” possibili, a realtà infernali e purtroppo già reali (si pensi alle sciagure di Fukushima o alla marea nera nel Golfo del Messico). L’ascoltatore è quindi portato a ritenersi almeno un pò  responsabile e complice di simili disastri, quantomeno per la piccola frazione che gli compete, in mancanza di scelte ecologiche individuali.

Di fronte a tale distorsione dell’informazione è naturale che l’uomo comune  coltivi una lunga lista di Frequently Asked Questions rispetto alle quali diffida dalla possibilità di avere risposte certe. Invece le risposte a molte domande ci sono, eccome. Alcune maggiormente condivise e acquisite all’interno della comunità tecnica e scientifica;  altre  ancora aperte.

Bisogna faticare un pò e avere  pazienza perché le risposte esigono dimestichezza con qualche nozione tecnica e con qualche numero: però, non quelli strumentalmente snocciolati nella velocità delle notizie che giornali e trasmissioni televisive ci propongono, ma quelli più sapientemente e pazientemente meditati e interpretati.

Vale la pena studiare l’energia:  un prodotto della modernità in cui  l’uomo esprime al massimo la propria intelligenza, sia teorico-speculativa che tecnico-pratica, con riflessi in termini di  crescita e  benessere. Però avvertiamo che “qualcosa è cambiato” e la prospettiva di studio è, necessariamente, diversa rispetto a quella che dominava anche solo pochi anni fa.

Allora infatti si temeva la scarsità delle fonti e il frazionamento dell’uso dell'energia. Si temevano grandi tensioni nel mondo per effetto della volontà di conservare i pochi combustibili residui. Ma, allo stesso tempo, alcuni pensavano che non tutti i mali sarebbero venuti per nuocere e che il mondo si sarebbe forzatamente adattato ad uno stile di vita meno dispendioso di risorse e con ritmi maggiormente governati dai cicli naturali.

Oggi vi è invece una chiara percezione che il tempo della scarsità delle grandi fonti di energia sia posticipato ben oltre le aspettative di vita delle attuali generazioni. Ma lo scenario, paradossalmente, è  più spaventoso del passato: l'energia utilizzata potrebbe infatti distruggere la terra, per effetto delle scorie che produce, e prima ancora di esaurirsi.

In ciò si intravede  l’embrione di una presa di coscienza collettiva del fatto che l'uso dell'energia deve trovare un equilibrio non solo tra nazione e nazione, ma anche tra l’insieme delle nazioni e l’unico ambiente in cui viviamo.

L’energia è una conquista e la sua fruizione, equilibrata e sostenibile, deve diventare, come tutte le conquiste, un fatto culturale. È necessario quindi uno sforzo di coscienza civile, che porti la politica a fare le giuste scelte e i popoli ad approvarle: non per privarsi dell’energia, ma al contrario per renderne la fruizione più duratura e più estesa a quei popoli che negli ultimi anni, molto più massicciamente di prima, si affacciano sul tavolo della domanda. Per questo salto di qualità è necessario rompere l’automatismo acquisito di un gesto semplice come accendere una lampadina, gesto dietro il quale non vi è nulla di scontato. Vi è al contrario un complesso intreccio di problematiche che coinvolgono le scienza, la tecnica, l’economia e la politica.

Non si vuole certo togliere qui ai giornalisti alcunchè. Ma giornali e trasmissioni televisive, anziché far emergere i  multiformi problemi che il mondo dell’energia  pone, perseguono la tesi del colossale “inganno” di pochi, società istituzioni e scienziati, ai danni dei cittadini; o al, contrario, stigmatizzano i comportamenti degli individui come se tutta lì fosse la soluzione del problema. Questa visione non contribuisce alla nuova cultura dell’energia di cui avremmo bisogno. Si dovrebbero al contrario rendere disponibili a tutti maggiori strumenti cognitivi utili a non cadere nell’errore di dare per scontato il benessere acquisito o nell’errore opposto, di rinnegarlo in toto. L'idea dell'”impronta ecologica” verso cui l'Italia e gli italiani mostrano ancora scarsa sensibilità (ho sentito persone di altri paesi letteralmente ossessionati da questo concetto), fornisce un'idea molto suggestiva del problema ed è un ottimo punto di partenza. Riassumendo, si tratta dell' ”orma”, ossia l’area che ognuno di noi “calpesta” sul pianeta per effetto dell'energia che usa e dei rifiuti che produce. Se la somma delle orme - ed è proprio questo il nostro caso - supera lo spazio disponibile, significa che stiamo sovrautilizzando le nostre risorse.

Vorrei allora rivolgere un grande “augurio energetico” per il nuovo anno, quello di lasciare meno orme sulla nostra terra, facendo passi più lunghi. Il primo salto da fare è, come ripetuto, culturale:  affermare il primato della ”vera” politica, quella capace di entrare nel merito e nella tecnicità delle questioni e di orientare i comportamenti collettivi verso un obiettivo di lungo termine, di  salvaguardia dell'ambiente.

A “Il Merito” invece, l'augurio di dare il suo contributo a questa "grande intrapresa", in un settore così importante per la nostra economia, ma così pericoloso per il nostro ambiente.

  (27 gennaio 2016)

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